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LE SEI CONDIZIONI PER IL CAMBIAMENTO

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Il processo interpersonale di cura che metto in atto in accordo col pensiero rogersiano si fonda quindi sulle seguenti condizioni (necessarie e sufficienti per la cura del disagio psicologico) che Rogers ha ipotizzato, sperimentato e confermato essere la base di ogni relazione da persona a persona, ovvero:

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1) presenza – percepita come significativa per le due persone in relazione;

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2) bisogno di ottenere comprensione – sentito anche in modo confuso o sottocettivo alla propria difficoltà da parte di una persona;

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3) disponibilità e volontà di comprendere il mondo fenomenologico di questa persona da parte dell’altra in relazione;

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4) empatia – ascolto di tutto ciò che la persona esprime con le parole, col corpo o i comportamenti;

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5) considerazione positiva incondizionata – rispetto assoluto di ciò che l’altro dice ed esprime;

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6) congruenza – uso di se stessi per fare da specchio e cassa di risonanza a ciò che la persona esprime, per restituirle il significato profondo che ha risuonato in sé.

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Mi sento davvero a mio agio se considero come méta di ogni rapporto terapeutico l’offrire al cliente uno spazio per poter vivere una esperienza emozionale-positiva-correttiva.

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Tale esperienza si realizza in uno spazio di relazione calorosa, attenta, protetta in cui essere capaci di esprimersi qui ed ora, in libertà ed autonomia, così da correggere la convinzione di sentirsi obbligati ad agire in modo non buono per sé.

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E’ stato così che ho realizzato il mio sogno, iniziato molti anni prima di fronte ad un tema d’italiano di quarta elementare che semplicemente chiedeva: c’è qualcuno che ha bisogno del tuo affetto?

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“Come il fanciullo guarda il mondo con occhi curiosi, ingenui ed innocenti osservando quanto succede senza capirne il perché… Così, la persona che realizza se stessa, osserva la natura umana in sé e negli altri.”

Abraham Maslow

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LE IPOTESI ROGERSIANE

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Ipotesi guida che Rogers suggerisce a chi intende essere d’aiuto terapeutico:

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1. Posso io essere tale da venire percepito dall’altra persona come degno di fiducia, fidato e leale nel senso più profondo del termine?

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2. Posso essere abbastanza espressivo, come persona, da far sì che ciò che io sono venga comunicato in modo inequivocabile?

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3. Posso permettermi di sperimentare degli atteggiamenti positivi verso un’altra persona: atteggiamenti di calore, di simpatia, di interesse, di rispetto?

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4. Posso essere forte abbastanza come persona da essere profondamente rispettoso dei miei sentimenti, dei miei bisogni, così come dei suoi? Posso conoscere e, se necessario, esprimere i miei sentimenti come qualcosa che appartiene solamente a me e che è distinto dai suoi sentimenti?

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5. Sono abbastanza sicuro di me da permettere all’altro di essere da me distinto?

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6. Posso entrare pienamente nel mondo del sentimenti e dei significati personali dell’altro, in modo da percepirli così completamente da perdere ogni desiderio di valutarlo e giudicarlo?

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Posso entrarci in modo così sensibile da potermi muovere liberamente, senza calpestare dei significati per lui preziosi?

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7. Posso accettare l’altra persona, ogni aspetto che mi presenta? Posso accettarlo così com’è? Posso comunicargli questo atteggiamento? Oppure l’accetto solo sotto condizione, approvando alcuni aspetti del suoi sentimenti e disapprovando tacitamente gli altri aspetti?

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8. Posso liberare l’altro dalla minaccia di una valutazione dall’esterno?

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9. Posso riconoscere nell’altro una persona impegnata in un processo di divenire, o non sarò limitato nella mia percezione dal suo passato e dal mio passato?

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La relazione d’aiuto ottimale è quella instaurata da una persona psicologicamente matura e la possibilità di creare una relazione capace di facilitare la crescita psicologica dell’altro è correlata con la crescita che chi aiuta ha raggiunto in se stesso.